Frasi e aforismi sugli intellettuali

Frasi e aforismi sugli intellettuali, scritti da Fabrizio Caramagna. Tra i temi correlati Frasi e aforismi sulla filosofia e i filosofi, Frasi e aforismi sulla cultura, Frasi e aforismi sulla società e Frasi e aforismi sulla conoscenza e il sapere.

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Frasi e aforismi sugli intellettuali

La degenerazione del saggio in filosofo e del filosofo in intellettuale.
Ha seguito la mutazione del guerriero in soldato e del soldato in militare.
(Fabrizio Caramagna)

Gli intellettuali come categoria ormai sono difficilmente distinguibili. Intellettuali lo sono più o meno tutti, così come tutti sono, alla bisogna, economisti, virologi, ingegneri, persino teologi.
(Fabrizio Caramagna)

Ci sono intellettuali che preferiscono sbriciolare e ricomporre i pensieri degli altri anziché peregrinare fino alla frontiera del nuovo.
(Fabrizio Caramagna)

L’intellettuale non sa prevedere il futuro. E a volte nemmeno il presente.
(Fabrizio Caramagna)

La creazione della polemica è l’illusione dell’intellettuale incapace di creare altrimenti.
(Fabrizio Caramagna)

Caro intellettuale, mettiti in posa, ok, adesso fammi una faccia da pensiero lungimirante. No, non così. Questa è una faccia da venditore.
(Fabrizio Caramagna)

Gli intellettuali francesi non dicono meno scemenze dei nostri, ma si fanno sempre fotografare in bianco e nero e sono in compagnia di bellissime donne.
(Fabrizio Caramagna)

Alcuni intellettuali sono maestri nell’abbordare i temi cruciali della condizione umana senza averli mai veramente vissuti.
(Fabrizio Caramagna)

Oggi pochi intellettuali hanno il coraggio di rinunciare ad andare in televisione per esprimere liberamente le proprie idee.
(Fabrizio Caramagna)

Qualcosa ci sfugge. Ma non la troveremo né in Chiesa né in una conferenza di intellettuali. La troveremo in un campo di grano o in un tramonto.
(Fabrizio Caramagna)

Il livello di alcuni pseudo-intellettuali produce più fetore di quanto ne produrrebbe un vecchio tubo intasato.
(Fabrizio Caramagna)

Un tempo, quando uno aveva scritto una poesia, andava in un bosco. Faceva un buco in un tronco e deponeva la sua poesia. Poi richiudeva il buco e se ne andava. Se fosse piaciuta, il bosco avrebbe recitato la poesia ogni mattina e gli uccelli l’avrebbero portata dovunque.
Adesso invece le poesie devono piacere a strane persone che si chiamano editori, critici e intellettuali, che si applaudono tra di loro e vedono la luce in componimenti che, per la loro pochezza e incomprensibilità, farebbero sorridere uno scoiattolo.
(Fabrizio Caramagna)

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