Frasi e aforismi sull’editoria

Frasi e aforismi sull’editoria e gli editori, scritti da Fabrizio Caramagna. Tra i temi correlati Frasi e aforismi sulla critica letteraria, Frasi e aforismi sulla poesia, Frasi e aforismi sullo scrivere e la scrittura e Frasi e aforismi sul libro e la lettura.

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Frasi e aforismi sull’editoria e gli editori

Gli editori giudicano la predica dal numero di offerte dei fedeli.
(Fabrizio Caramagna)

Gli editori moderni non hanno più lettori da illuminare ed elevare. Hanno, invece, clienti da sedurre.
(Fabrizio Caramagna)

Una volta uno scrittore poteva essere vile per il timore, giustificabilissimo, di perdere la vita.
Oggi lo è per il timore di perdere l’editore.
(Fabrizio Caramagna)

Un tempo gli editori rovinavano la vita degli scrittori, non pubblicandoli.
Oggi rovinano la vita dei lettori, pubblicando chiunque.
(Fabrizio Caramagna)

Oggi, se uno scrittore è davvero solo – se non ha fatto rete con altri scrittori, critici, giornalisti, intellettuali, editori – anche i suoi libro lo saranno.
(Fabrizio Caramagna)

Ci sono autori che loro malgrado sono rimasti ai margini della letteratura e altri che hanno voluto starci. Ma per gli editori e i critici letterari non cambia nulla, non se ne occupano.
(Fabrizio Caramagna)

Alcuni grandi editori sembrano cooperative che pubblicano soltanto i loro soci.
(Fabrizio Caramagna)

Dilemma dell’editore. Pubblicare un pessimo libro o perdere l’autore?
(Fabrizio Caramagna)

Gli editori li riconosci dai like che prendono sui social, qualsiasi cosa scrivano.
(Fabrizio Caramagna)

Gli editori si lamentano dicendo: “oggi non legge più nessuno”. Ma loro sono i primi che non leggono, visto la roba che pubblicano.
(Fabrizio Caramagna)

Un tempo gli editori si riservavano il controllo sui contenuti, lasciando che gli autori se la vedessero con le questioni di stile e di linguaggio. Ora gli editori si occupano soprattutto del linguaggio e dello stile ed esigono che siano vendibili…
(Fabrizio Caramagna)

Molti editori amano circondarsi di nomi noti come se fossero i gradini che portano il loro ego sul punto più alto del pulpito.
(Fabrizio Caramagna)

Il diavolo dell’editore a pagamento fa uscire l’autore dal suo purgatorio.
(Fabrizio Caramagna)

In Italia c’è da meravigliarsi non di ciò che gli editori respingono ma di ciò che al contrario accettano.
(Fabrizio Caramagna)

Ingrato sforzo di un editore: correggere i refusi di un opera che, sicuramente, nessuno leggerà.
(Fabrizio Caramagna)

Gli scrittori esordienti che lavoravano già nell’editoria non sono esordienti. Sono raccomandati.
(Fabrizio Caramagna)

Un bestseller è un pessimo libro la cui vendita permette all’editore di pubblicare altri libri altrettanto pessimi ma che almeno hanno la coerenza di non vendere nulla.
(Fabrizio Caramagna)

Contro la censura gli autori possono in qualche modo farcela (e anzi, a volte ne traggono pure visibilità), ma contro le leggi del mercato (“mi spiace, ma non si vende”) sono del tutto impotenti.
(Fabrizio Caramagna)

L’arditezza di certe opere nasce da un arditezza ancora più grande: il rifiuto di certi editori.
(Fabrizio Caramagna)

E’ questo che io non sopporto della promozione di un libro.
Un’opera scritta dall’autore attingendo alla sua melanconia e tristezza intima, deve essere poi promossa facendo leva sul suo ardore e ottimismo.
(Fabrizio Caramagna)

Gli scrittori che passano il tempo a promuovere il proprio libro, vengono ricordati come insistenti fino al ridicolo. Ottengono l’esatto contrario di ciò che si erano prefissi: una macchia indelebile che rivela solo il modo in cui hanno perso la loro la dignità.
(Fabrizio Caramagna)

Mi piace scrivere quando sono al mare. C’è un tacito accordo tra le mie matite e le onde là fuori, tra i miei pensieri e il vento. Ambedue scriviamo
per un editore invisibile, che non si cura degli applausi e delle vincite di quaggiù.
(Fabrizio Caramagna)

Un tempo, quando uno aveva scritto una poesia, andava in un bosco. Faceva un buco in un tronco e deponeva la sua poesia. Poi richiudeva il buco
e se ne andava. Se fosse piaciuta, il bosco avrebbe recitato la poesia ogni mattina e gli uccelli l’avrebbero portata dovunque.
Adesso invece le poesie devono piacere a strane persone che si chiamano editori, critici e intellettuali, che si applaudono tra di loro e vedono la luce in componimenti che, per la loro pochezza e incomprensibilità, farebbero sorridere uno scoiattolo.
(Fabrizio Caramagna)

Oggi tutti vogliono scrivere un libro: sportivi, influencer, presentatori, cantanti, attori, medici, politici, modelle, guru, improvvisatori, blogger. C’è così tanto clamore e così tanta confusione nelle librerie, dove il calciatore compare accanto alla velina, il politico accanto al filosofo, che non si trova più silenzio per poter scegliere con calma e rispetto i veri libri.
In questo assalto allo scrivere, la vera dignità è non pubblicare più.
(Fabrizio Caramagna)

Basta poco per comprare uno scrittore: la vittoria in un premio, una recensione sui giornali che contano, la concessione di un piccolo posto nella casta della cultura (magari come curatore di una antologia o di un festival).
In cambio lo scrittore dovrà accettare di non criticare il sistema e di aiutare i suoi colleghi con scambi di favori, passaparola orchestrati, lodi ossequiose, e così via.
In tutto questo dove è finita la letteratura? Non c’è più. C’è solo una casta che si autoalimenta.
(Fabrizio Caramagna)

Alcuni scrittori sono costruiti a tavolino dagli editori e da coloro che li assecondano: agenzie letterarie, uffici stampa, critici degli inserti culturali, pubblicitari, librai, giurati dei premi. Sono un prodotto di consumo che deve vendere, come le mozzarelle o la pasta nei supermercati.
(Fabrizio Caramagna)

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