Frasi e aforismi sullo scrivere e la scrittura

Frasi sullo scrivere, la scrittura e gli scrittori, di Fabrizio Caramagna. Tra i temi correlati Frasi e aforismi sul libro e la lettura, Frasi e aforismi sull’editoria, Frasi e aforismi sulla critica letteraria e Frasi e aforismi sulla poesia e i poeti.

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Frasi e aforismi sullo scrivere e la scrittura

La scrittura – anche quella più delicata – è il cuore messo a nudo, è oltraggio al pudore, è brivido.
La scrittura finta e mascherata la riconosci subito. E vuota e scontata e non mette in pericolo nessuna parte di noi.
(Fabrizio Caramagna)

Scrivere è mettere una scala sopra il linguaggio affinché le cose salgano verso le stelle.
(Fabrizio Caramagna)

Il libro che leggi è un compagno; il libro che scrivi è un amante.
(Fabrizio Caramagna)

La scrittura è scrivere qualcosa nella carne. E tatuarlo in chi legge.
(Fabrizio Caramagna)

La scrittura è il luogo delle emozioni. Ma il cattivo scrittore pensa che sia delle sue emozioni, quando invece è di quelle del lettore.
(Fabrizio Caramagna)

La vita è un caos incoerente che sta in piedi solo grazie alla sintassi della scrittura.
(Fabrizio Caramagna)

La scrittura: unire una parola all’altra con la speranza di unire un uomo all’altro.
(Fabrizio Caramagna)

Così si riconosce uno scrittore: i margini della vita in cui vive sono per lui una pagina piena.
(Fabrizio Caramagna)

Vivere per difendere una parola – come un re difende il suo popolo – per me è sufficiente.
(Fabrizio Caramagna)

Lo scrittore serio soffre di due mali: essere trascurato, essere travisato.
(Fabrizio Caramagna)

Se mi chiedono perché scrivo rispondo “perchè sì”. Perchè sì, come risponde seriamente il bambino quando gli chiedono perché fa quella cosa.
(Fabrizio Caramagna)

Scrivere, ovvero aggrapparsi a una pagina per non scivolare via insieme al tempo.
(Fabrizio Caramagna)

Scrivere un buon libro è difficile, ma è molto più facile che scrivere un libro necessario.
(Fabrizio Caramagna)

Le parole sono pietre grezze di suono, immerse nella terra della banalità e del già detto. Scrivere è estrarle e scolpirle come se non fossero mai state dette.
(Fabrizio Caramagna)

L’eccellenza di uno scrittore consiste nel parlare come nessun altro il linguaggio comune, usando in modo straordinario parole ordinarie.
(Fabrizio Caramagna)

Non soccombere all’autoelogio. Scaccia le lodi e gli applausi come se fossero mosche e fai in modo che stiano fuori dal tuo studio. Solo così non corromperai la tua scrittura.
(Fabrizio Caramagna)

Scrivere quello che si vede è niente, se non si fa vedere quello che si vede.
(Fabrizio Caramagna)

La scrittura non è mai un riflesso della realtà. O meglio è il riflesso dell’unica realtà: l’anima.
(Fabrizio Caramagna)

Dire troppo e dirlo in modo banale: i miei due spaventapasseri.
(Fabrizio Caramagna)

Saper scrivere è osare proscrivere le parole e le immagini inutili. Lo stile è ricco di ciò che elimina.
(Fabrizio Caramagna)

Mentre scrivo, i miei pensieri, come pinze, si inclinano sul vaso della pagina e tagliano tutte le parole inutili e secche.
(Fabrizio Caramagna)

La scrittura è una lotta continua contro l’inutile che si intromette nelle tue bozze.
(Fabrizio Caramagna)

La scrittura unisce l’obbedienza all’avventura.
(Fabrizio Caramagna)

Lo scrittore può essere solitario ma la letteratura è un lavoro di squadra. Al suo fianco lo scrittore ha, da un lato, gli antichi maestri e, dall’altro, i lettori silenziosi.
(Fabrizio Caramagna)

Lo scrittore non scrive quello che vede, come il giornalista, ma quello che il lettore vedrà.
(Fabrizio Caramagna)

C’è un solo modo che rende la scrittura semplice e brillante: che sia trasparente – chiara, limpida come un ruscello – e che sia al tempo stesso una trasparenza che non ti stancheresti mai di contemplare per la sua profondità.
(Fabrizio Caramagna)

La scrittura o è precisa o è prolissa. Non ci sono alternative.
(Fabrizio Caramagna)

Scrivere è leggere in sé per scrivere nell’altro.
(Fabrizio Caramagna)

La scrittura, che prima non riposa in un nido pieno di buio e dolore, non prende mai il volo verso la luce.
(Fabrizio Caramagna)

Un testo, prima di riempirsi di parole, deve soggiornare per un po’ nel buio del ventre: solo lì acquista dolore, verità, senso, suono, sangue.
(Fabrizio Caramagna)

Bisognerebbe scrivere tra l’agonia e lo stupore.
(Fabrizio Caramagna)

Non scrivo per lasciare tracce ma per ritrovarle.
(Fabrizio Caramagna)

Si scrive per comunicare l’essenza di una riflessione. O si scrive per comprendere che non si riuscirà mai a comprendere il mondo.
(Fabrizio Caramagna)

Bisognerebbe ogni tanto scrivere andando alla deriva, sprovvisti di scialuppa e salvagente.
(Fabrizio Caramagna)

In tutto ciò che scrivo c’è sempre un coautore: un cormorano che ha rubato l’equatore, una stella con il becco di un’aquila, il crepuscolo dalle labbra calde, una cattedrale sottomarina, il mese di aprile che regna durante l’autunno, una mongolfiera che si è addormentata nel mio letto, una principessa in esilio il cui unico suddito è una libellula.
(Fabrizio Caramagna)

Lo scrittore crede nella metempsicosi, nella trasmigrazione delle anime… lui vuole diventare il suo libro, reincarnarsi in lui, vivere una nuova vita meno fallace e transitoria…
(Fabrizio Caramagna)

Cose belle: le mani sporche di inchiostro dello scrittore, le mani sporche di gesso delle maestre, le mani sporche di cielo dei bambini.
(Fabrizio Caramagna)

La maggior parte degli scrittori sente il bisogno di superare i suoi predecessori. Dante riuscì a superare i suoi successori.
(Fabrizio Caramagna)

Una differenza importante tra un grande scrittore e un pessimo scrittore è che del primo vogliamo conoscere anche gli scarti. Sentiamo che anche in ciò che scarta c’è qualcosa da imparare.
(Fabrizio Caramagna)

Lo scribacchino rimane sorpreso e deluso se il correttore ortografico ha marcato in rosso una sua parola come se fosse un errore.
Lo scrittore di razza invece è felice perché ha creato un neologismo.
(Fabrizio Caramagna)

La scrittura non è una scienza. Quando credi di aver trovato una formula, abbandonala. O ne diventerai prigioniero.
(Fabrizio Caramagna)

Per la maggior parte degli scrittori il romanzo è la forma finale del loro lavoro, ciò a cui tendono tutte le loro energie. Per me invece il romanzo è un oggetto da sgretolare in tanti piccoli frammenti, un tutto a cui togliere forza per donarla alle sue singole parti.
(Fabrizio Caramagna)

Credersi scrittori è una malattia che si cura leggendo.
(Fabrizio Caramagna)

Lo scrittore mediocre smise di scrivere. E tutte le pagine bianche diedero una festa, ringraziando di essere state risparmiate
(Fabrizio Caramagna)

I suoi libri sono dimenticati ancor prima di essere scritti.
(Fabrizio Caramagna)

Lo scrittore attendeva con ansia la mia opinione sul suo manoscritto. Glielo restitui con un sorriso rassicurante: “Il manoscritto è buono, ma il mio consiglio è questo. Cancellate ogni parola e sostituitela con un’altra e l’effetto sarà ancora migliore”.
(Fabrizio Caramagna)

La maggior parte degli scrittori scrive e continua a scrivere, sperando un giorno di trovare qualcosa da dire.
(Fabrizio Caramagna)

Un tempo per lasciare una traccia di eternità bastava fare figli. Oggi, invece, si scrivono libri.
(Fabrizio Caramagna)

Certi libri sono solo una pozzanghera di inchiostro che si allarga e tutte quelle parole diventano buone solo per la carta assorbente.
(Fabrizio Caramagna)

Gli scrittori che passano il tempo a promuovere il proprio libro, vengono ricordati come insistenti fino al ridicolo. Ottengono l’esatto contrario di ciò che si erano prefissi: una macchia indelebile che rivela solo il modo in cui hanno perso la loro la dignità.
(Fabrizio Caramagna)

Troppe persone, soprattutto quelle che scrivono, hanno dimenticato che cosa è uno scrittore. Basterebbe leggere Emily Dickinson, Lev Tolstoj, Marcel Proust, Thomas Mann e altri per ricordarselo. Ma ormai non la fa nessuno.
(Fabrizio Caramagna)

Ogni scrittore crede in ogni momento di essere migliore di quello che è realmente, ma solo i cattivi scrittori lo credono sempre.
(Fabrizio Caramagna)

Ci sono autori che, con il loro stile antiquato e vecchio, sembrano scrivere più per gli antenati che per i posteri.
(Fabrizio Caramagna)

La scritture impone regole, e le regole vanno studiate. Non si trovano su Wikipedia o su Facebook.
(Fabrizio Caramagna)

Un cuoco deve assaggiare, uno scrittore deve rileggere.
(Fabrizio Caramagna)

In Italia nel 2020 sono stati pubblicati 80.000 libri con poche citazioni memorabili, mentre nell’antichità venivano scritti pochi libri ogni anno con un’enorme quantità di citazioni.
(Fabrizio Caramagna)

Se scrivi “piove”, non cade neanche una goccia. Ma se non pronunci la parola pioggia e però fai in modo che ogni riga esprima l’umidità, il cielo grigio, le raffiche di vento, allora sei uno scrittore.
(Fabrizio Caramagna)

Senza traversine e bulloni nel binario, deraglia il treno.
Senza tecnica e buone letture, deraglia la scrittura.
(Fabrizio Caramagna)

Una scrittura che non modifichi il vocabolario vale poco.
(Fabrizio Caramagna)

Al pubblico piace leggere ciò che pensa e a me invece che pensi ciò che scrivo.
(Fabrizio Caramagna)

Al tempo delle penne e degli inchiostri, le parole stavano a maturare su ampie distese di pagine.
Poi passava lo scrittore a mietere il raccolto.
Oggi le parole hanno fretta e spuntano prima del tempo,
lo fanno in qualsiasi terreno
e sono immature e prive di spessore.
(Fabrizio Caramagna)

In un’opera letteraria o artistica la spontaneità vuole essere l’avvocato della mancanza di tecnica quando non ne è che l’accusatore
(Fabrizio Caramagna)

La posterità, avendo selezionato solo i buoni scrittori, non ci ha mostrato quali forme di mediocrità letteraria imperversavano in passato.
Dobbiamo pertanto contentarci della mediocrità contemporanea, che comunque è davvero vasta per chi voglia studiarla da vicino.
(Fabrizio Caramagna)

Ci sono libri dove il tessuto e i nodi sono troppo aggrovigliati perché si possa trarne un filo d’oro.
(Fabrizio Caramagna)

Una creazione che miri a soddisfare i bisogni dell’ego dell’autore è solo evacuazione.
(Fabrizio Caramagna)

Molti scrittori vanno a cercare nell’inchiostro più che nella realtà le parole per scrivere i loro libri. Che finiscono per sapere di finto.
(Fabrizio Caramagna)

“Si prega di cercare l’ago d’oro in questa massa di paglia”. Questo è il cartello che dovrebbe essere esposto davanti all’ingresso di certe fiere del libro.
(Fabrizio Caramagna)

Nella scrittura l’apprendista più ingenuo si prende per un maestro.
(Fabrizio Caramagna)

Infelice è l’autore che si rilegge e trova dei rospi nel dente del suo rastrello.
(Fabrizio Caramagna)

Gli scrittori che mettono del fumo nelle loro descrizioni lavorano a nascondere a loro stessi dei segreti che non hanno.
(Fabrizio Caramagna)

Lo scrittore di fiction scappa da se stesso. Lo scrittore autobiografico sta troppo incollato a se stesso. Solo quelli bravi, nell’uno e nell’altro genere, sanno come raggiungere se stessi.
(Fabrizio Caramagna)

Lamenti di uno scrittore megalomane. “Dio non contento di aver inflitto la cecità a Omero, la gobba a Leopardi, la sordità a Beethoven, la disabilità a Frida Kahlo, adesso nega a me il Premio Strega…”.
(Fabrizio Caramagna)

I premi letterari, questo ramo specializzato nel narcisismo patologico e nelle sue cure palliative.
(Fabrizio Caramagna)

Oggi tutti vogliono scrivere un libro: sportivi, influencer, presentatori, cantanti, attori, medici, politici, modelle, guru, improvvisatori, blogger. C’è così tanto clamore e così tanta confusione nelle librerie, dove il calciatore compare accanto alla velina, il politico accanto al filosofo, che non si trova più silenzio per poter scegliere con calma e rispetto i veri libri.
In questo assalto allo scrivere, la vera dignità è non scrivere più.
(Fabrizio Caramagna)

Basta poco per comprare uno scrittore: la vittoria in un premio, una recensione sui giornali che contano, la concessione di un piccolo posto nella casta della cultura (magari come curatore di una antologia o di un festival).
In cambio lo scrittore dovrà accettare di non criticare il sistema e di aiutare i suoi colleghi con scambi di favori, passaparola orchestrati, lodi ossequiose, e così via.
In tutto questo dove è finita la letteratura? Non c’è più. C’è solo una casta che si autoalimenta.
(Fabrizio Caramagna)

Una volta la scrittura era un’ascia, una spada, un pugnale che rompeva le nostre corazze piene di ipocrisia e di pregiudizi. Adesso è solo un giocattolo, una pistola ad acqua che non mette in pericolo nessuno.
(Fabrizio Caramagna)

Il problema degli autori che pubblicano troppo presto, è che li si conosce prima che si siano riconosciuti.
(Fabrizio Caramagna)

Non si può scrivere come si parla. L’occhio ha un rigore che non ha l’orecchio.
(Fabrizio Caramagna)

Molte poesie italiane dell’800 hanno l’odore evanescente dei sacchetti di lavanda messi nell’armadio delle nonne.
(Fabrizio Caramagna)

La cosa più difficile dello scrivere non è aggiungere, ma sottrarre, togliere, eliminare. Tutti sono capaci ad aggiungere personaggi, storie, capitoli, pochi sanno eliminare.
(Fabrizio Caramagna)

Ci sono scrittori a cui occorre più tempo per scrivere che per correggere; altri a cui occorre più tempo per correggere che per scrivere.
(Fabrizio Caramagna)

I compromessi, questi divoratori del tempo, del silenzio, dell’indipendemza, dei pensieri dello scrittore.
(Fabrizio Caramagna)

Quando lo scrittore è presente nella sua opera e quando invece si assenta e lascia che la tecnica, il buon uso, la tradizione, l’abitudine si incarichino di portare avanti il pezzo…
(Fabrizio Caramagna)

Ci sono autori che non riescono a leggersi senza correggersi, come certe donne che devono rifarsi il trucco ogni volta che si guardano in uno specchio.
(Fabrizio Caramagna)

Schopenhauer ebbe all’inizio meno lettori di quanti meritava. Dubito che al momento attuale si riconoscerebbe in tutti quelli che ha.
(Fabrizio Caramagna)

L’opera è mortale quando il nome dell’autore serve come sigillo e garanzia, ed è immortale quando l’opera eclissa l’autore. Dei libri più famosi, noi nominiamo prima il titolo e poi chi lo ha scritto.
(Fabrizio Caramagna)

Bisogna aver vissuto per scrivere, come pretendono alcuni? Io non lo penso. Credo invece che si debbe essere sempre sul punto di morire per scrivere le cose migliori.
(Fabrizio Caramagna)

Scrivere è un vizio da cui è difficile liberarsi. A 80 anni Platone correggeva ancora i suoi dialoghi.
(Fabrizio Caramagna)

Osservando la sua brevità, i lettori pensano che l’aforisma passi veloce dall’embrione al pulcino senza che l’uovo venga covato.
Ma solo chi scrive aforismi conosce i progressi segreti della lentezza, e sa che ci sono frasi che per nascere richiedono mesi e mesi di covata.
(Fabrizio Caramagna)

Come misurare il tempo che un’opera costa al suo autore?
Ci vogliono pochi mesi per vendemmiare e mettere il vino in bottiglia.
Ma per fare una vigna occorrono anni.
(Fabrizio Caramagna)

Conosco un poeta
che non sa scrivere
ma quando guarda un fiore
questo si mette a cantare.
(Fabrizio Caramagna)

Alcune volte bisogna lasciare delle imperfezioni in un libro. Per testimoniare che da lì è passato non un dio superbo e pretenzioso, ma un essere umano.
(Fabrizio Caramagna)

Ogni libro è sempre l’ultimo. Il seguente, se c’è, è sempre un’altra persona che lo scrive.
(Fabrizio Caramagna)

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