Frasi, aforismi e pensieri sui social

Frasi, aforismi e pensieri sui social e i social network, scritti da Fabrizio Caramagna. Tra i temi correlati Frasi e aforismi sulla virtualità e il virtuale, Frasi e aforismi sul telefono e lo smartphone, Frasi e aforismi sui like e Frasi e aforismi sulle notifiche.

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Frasi e aforismi sui social

Viviamo in un mondo dove domina la virtualità, un mondo di maschere, apparenza e finzione.
Il grande scopo della vita è trovare di nuovo la realtà.
(Fabrizio Caramagna)

Oggi non si guarda più, non si ascolta, non si sente.
Si visualizza soltanto.
(Fabrizio Caramagna)

Se gli extraterrestri vedessero gli essere umani impegnati nella loro gara quotidiana a chi ha più visualizzazioni sui social, penserebbero che siamo una razza poco evoluta.
(Fabrizio Caramagna)

Programma del giorno:
– 2 serie di selfie resi irriconoscibili dai filtri
– Una sessione da hater sul vip del momento
– Sollevamento polemiche sulla notizia del giorno
– Capovolgimento dei fatti con una fake news
– Un altra serie di foto rese irriconoscibili dai filtri.
(Fabrizio Caramagna)

Sui social potete fotografarvi in mille modi, da ogni angolatura, con ogni filtro e ritocco ed effetto di luce.
Ma il cuore – quando incontra un altro cuore – è l’unico apparecchio fotografico affidabile.
(Fabrizio Caramagna)

Sui social oscilliamo tra il desiderio di trasformare l’altro in realtà, e la paura di perdere la magia
(Fabrizio Caramagna)

Alcune persone sui social sembrano La nascita di Venere, nella realtà sono L’urlo di Munch.
(Fabrizio Caramagna)

Ogni giorno riserviamo ore e ore a persone sconosciute sui social. E alle persone care riserviamo due minuti, qualche parola fra i denti e nemmeno un occhiata.
(Fabrizio Caramagna)

– Fammi un riassunto della tua giornata
– 3000 visualizzazioni, 500 like, 60 commenti, 150 follower, 4 persone bloccate, 200 notifiche su whatsapp e un nuovo livello di Fortnite.
(Fabrizio Caramagna)

Titolo della tesi: l’involuzione della specie umana, dall’homo sapiens all’homo social.
(Fabrizio Caramagna)

Senza i trampoli dei social che fanno vedere la nostra vita, chi di noi sarebbe visto?
(Fabrizio Caramagna)

I social sono il castello fatato dell’identità,
da dove si esce diversi rispetto a quando si è entrati,
ossia virtualmente migliori,
grazie alle foto piene di filtri
e al sussurro dei like di approvazione.
(Fabrizio Caramagna)

Spesso la felicità che qualcuno mostra sui social è come un piatto che condivide senza averlo mai gustato.
(Fabrizio Caramagna)

Tra filtri, app di modifica facciale e pose inautentiche, i social sono il diario pubblico dove registriamo la scomparsa della nostra identità.
(Fabrizio Caramagna)

Sui social non siamo nessuno. Ma credendoci tutto, riusciamo a sembrare qualcuno.
(Fabrizio Caramagna)

Con le energie che si sprecano per apparire intelligenti e felici sui social, quante cose si potrebbero fare nella vita.
(Fabrizio Caramagna)

Con Gagarin, già immaginavamo le vacanze su Saturno, Marte e Venere.
E invece d’estate andiamo a Bellaria e sui social facciamo finta di essere a Miami.
(Fabrizio Caramagna)

Narcisiadi: gioco sui social nel quale uomini e donne di ogni età e classe tentano di apparire migliori di come sono. Spettacolo continuo di rara comicità.
(Fabrizio Caramagna)

A quale “io sono il più bello del reame” si gioca oggi sui social?
(Fabrizio Caramagna)

I social. Dove io non sono io. Dove tutto sembra poter essere e non è.
(Fabrizio Caramagna)

I social sono gli eredi della metempsicosi. Trasmigriamo da una vita all’altra, cambiando l’avatar del profilo e costruendo nuove identità virtuali.
(Fabrizio Caramagna)

Non c’è tregua alla voglia di postare sui social,
non c’è sosta all’annuncio delle nostre gesta,
in questa continua inserzione
dove promuoviamo il nostro sé,
scrivendo tra le righe: “Io, io, io…”.
(Fabrizio Caramagna)

Il gioco dei social era semplice. Commentare con lucidità, sfogarsi ogni tanto, esibirsi con moderazione. Quando è che ci è scappato tutto di mano?
(Fabrizio Caramagna)

I social sono un camera degli specchi dove è difficile distinguere tra specchi deformanti e specchi normali e dove la nostra immagine si riflette in così tante forme e sotto così tante angolature che diventa quasi impossibile riconoscere la vera identità.
(Fabrizio Caramagna)

Sui social siamo come visionari
che scambiano la propria immagine con quella di un estraneo.
Tra filtri e foto ritoccate,
scorgiamo un altro al posto di noi stessi
e – come un Narciso rovesciato – ce ne innamoriamo.
(Fabrizio Caramagna)

Ieri le bugie ce le raccontavamo da soli
tra il pettine e lo specchio,
oggi le raccontiamo anche agli altri
tra i selfie e i social.
(Fabrizio Caramagna)

Euforia che si strasforma in malinconia che si trasforma in scarsa autostima che si trasforma in depressione che si trasforma in un post sui social dove ricercare dopamina e euforia a colpi di like
(Fabrizio Caramagna)

Il filtro dei social, questa matita-trucco
che percorre le stazioni del mio volto
cercando di catturare solo ciò che è bello.
(Fabrizio Caramagna)

A causa dei social network che ci fanno indossare sempre nuove maschere, siamo esiliati dalla nostra identità e cittadini stranieri nel nostro io.
(Fabrizio Caramagna)

La menzogna spacciata come verità, l’apparenza istituzionalizzata, la finzione resa obbligatoria sui social a suon di filtri e selfie.
(Fabrizio Caramagna)

Trovate una persona che vi dedichi il suo tempo, non le sue notifiche.
(Fabrizio Caramagna)

Certe relazioni sui social sono come l’amore delle elementari: ti innamori, ti fidanzi e lo sai solo tu.
(Fabrizio Caramagna)

Si conoscono sui social, si piacciono, dicono che vogliono incontrarsi e poi inizia la gara a chi si fa sentire di meno e intanto per passare il tempo flirta con gli altri.
(Fabrizio Caramagna)

Chissà se quelli che hanno fatto carriera sui social network postando solo foto di cappuccini con i cuori e altre immagini, poi li bevono davvero.
(Fabrizio Caramagna)

I social sono un palcoscenico in cui l’attore cerca di sedurre lo spettatore con il coro dei suoi like.
(Fabrizio Caramagna)

I social sono gli eredi della metempsicosi. Trasmigriamo da una vita all’altra, cambiando l’avatar del profilo e costruendo nuove identità virtuali.
(Fabrizio Caramagna)

A causa di un cane sprovveduto, tutti i cani del vicinato abbaiano contemporaneamente e nessuno di loro sa perché abbaia.
Lo stesso succede sui social, quando tutti seguono una moda o tendenza senza sapere il reale motivo.
(Fabrizio Caramagna)

Nessun vuole stare solo
quindi vengono tutti qui sui social
per ritrovarsi in compagnia di qualcuno
come se fosse una festa,
e al posto della musica a tutto volume
c’è il fruscio delle notifiche,
e dopo un po’,
come succede nelle feste,
ci si sente ancora più soli.
(Fabrizio Caramagna)

L’esposizione permanente del proprio ego sui social conduce a costruire una facciata di apparenza che rare volte si rende conto della propria caducità.
(Fabrizio Caramagna)

I social network sono mostri con milioni di occhi. Non possiamo nascondere loro nulla, ma non sappiamo da quali occhi veniamo guardati.
(Fabrizio Caramagna)

I social network, questo mondo alla rovescia in cui i più stupidi e arroganti consigliano a chi sa le cose di leggere e di informarsi.
(Fabrizio Caramagna)

Sui social dovrebbe apparire un cartello con su scritto: “L’autenticità è fuori servizio”.
(Fabrizio Caramagna)

Sotto certi commenti nei social dovrebbe comparire siffatta avvertenza: “Questa discussione mostra una assoluta ignoranza della scienza e livelli scandalosi di comprensione del testo”.
(Fabrizio Caramagna)

Su Twitter si credono scrittori, su Instagram si credono fotografi e su LinkedIn si credono tuoi capi.
(Fabrizio Caramagna)

Ci sono amicizie su Facebook che si spiegano solo con la voglia di spiarsi a vicenda.
(Fabrizio Caramagna)

Su Instagram un po’ flirtiamo, un po’ filtriamo.
(Fabrizio Caramagna)

I sette peccati capitali:
Superbia: Tik Tok
Invidia: Facebook
Gola: Instagram
Avarizia: Ebay
Ira: Twitter
Lussuria: Tinder
Accidia: Netflix
(Fabrizio Caramagna)

Sui social è pieno di Caligola che nominano senatore il loro cavallo e noi gli mettiamo pure il like.
(Fabrizio Caramagna)

Cose che a causa dei social non sono più di moda:
– L’onestà
– La coerenza
– La realtà.
(Fabrizio Caramagna)

In certi hashtag che girano sui social, al posto del cancelletto metterei una pecorella a significare “gregge”.
(Fabrizio Caramagna)

La moda omologa i corpi, il social le menti.
(Fabrizio Caramagna)

Non basta che un’evidenza scientifica venga dimostrata da uno scienziato, da un esperto, da un professore. Deve ancora passare al vaglio dei ciarlatani e del popolo dei social.
(Fabrizio Caramagna)

A molti non piace l’idea dell’utero in affitto, mentre il cervello in affitto è pratica di tutti i giorni. Soprattutto sui social, dove la gente pensa con la testa altrui.
(Fabrizio Caramagna)

Gente che dopo l’autostima ha ceduto ai social anche tutti i diritti sul ridicolo.
(Fabrizio Caramagna)

Per andare sui social, bisognerebbe rendere obbligatoria l’acquisizione di altri due sensi: quello del ridicolo e quello della misura.
(Fabrizio Caramagna)

Magari ogni tanto una veloce ripassata al ruolo e alla maschera che vi siete scelti sui social datevela, che vi vedo sovente in confusione.
(Fabrizio Caramagna)

Gloria istantanea: una bustina di un migliaio di like e un pochino di acqua calda. Servire subito sui social.
(Fabrizio Caramagna)

Nei post sui social mettiamo gocce della nostra vita su degli strani vetrini semitrasparenti, in attesa di un esito o di una diagnosi: quella dei like.
(Fabrizio Caramagna)

Sui social ormai tutti mirano a costruire la propria claque, piccola o grande che sia, indipendentemente dal valore di ciò che dicono e fanno. Persino polpettina66 riceve i suoi applausi per le sue foto storte o sfocate.
(Fabrizio Caramagna)

“Sentirsi qualcuno sui social” sta facendo più danni di un uragano.
(Fabrizio Caramagna)

Quanti problemi in meno quando non c’erano i social. Alitavi sul vetro, disegnavi un cuore con la punta delle dita e si faceva pace.
(Fabrizio Caramagna)

Il problema dei social network è che per gli altri sta diventando sempre più difficile parlare male di noi a nostra insaputa.
(Fabrizio Caramagna)

Chi snobba quello che fanno gli altri, dovrebbe snobbarlo in silenzio, come fanno gli snob veri, anziché andare a scriverlo sui social.
(Fabrizio Caramagna)

Sui social una volta si scriveva per sorridere e condividere e non per attaccare il prossimo.
(Fabrizio Caramagna)

A volte, penso che sui social ci siano molte persone con un forcone in mano, che aspettano solo il pretesto per andare con le torce verso il castello della strega per bruciarla completamente.
(Fabrizio Caramagna)

Sappiamo che ci sono molti individui che non possono vivere senza la loro dose quotidiana di odio sui social media. Alcuni sono così sfacciati da definirsi “pacifisti” sul loro profilo.
(Fabrizio Caramagna)

La virtualità dei social offre un servizio completo.
Ci dà sia gli amici che i nemici immaginari.
(Fabrizio Caramagna)

I social sono pieni di cani e gatti. E di bestie che scrivono offese e insulti.
(Fabrizio Caramagna)

I social non ci fanno capire chi sono i nostri veri amici, anche se puntano molto su questo concetto. Al contrario ci fanno capire chi ci odia, chi ci invidia, chi non ci sopporta.
(Fabrizio Caramagna)

Ogni giorno sui social devi ingoiare la tentazione di dare risposte aggressive a commenti aggressivi, ripetendoti cento volte: meglio tacere, meglio tacere…
Per stare sui social devi avere la disciplina di un santo.
(Fabrizio Caramagna)

Tipico commento dei social sulla corruzione:
“X ha rubato questi fondi pubblici.”
Risposta automatica di mille sciocchi che si credono tutti molto originali:
“E perché non parliamo allora di quello che ha rubato Y??”
(Fabrizio Caramagna)

Sui social la nostra immagine è la nostra identità e quando la condividiamo ci sfugge di mano e non è detto che gli altri ne avranno la stessa cura.
(Fabrizio Caramagna)

I social. Il Davide delle parole contro il Golia delle immagini.
(Fabrizio Caramagna)

Sui social. Gli uni approvano senza mettere like ciò a cui gli altri mettono like senza approvare.
(Fabrizio Caramagna)

I tempi moderni impongono di aggiornare il vecchio proverbio sui litiganti che dovrebbe quindi suonare così: “tra i due litiganti, c’è sempre un terzo con lo smartphone che riprende tutto e lo posta sui social”.
(Fabrizio Caramagna)

L’idea di Platone di educare il monarca alla filosofia è superata. Ora il monarca viene educato al miglior uso dei social media.
(Fabrizio Caramagna)

In un’epoca di narcisismo e di social, l’unico che ha i suoi vantaggi nel restare sconosciuto è Dio.
(Fabrizio Caramagna)

Ma non vi viene mai voglia di posare ogni tanto le penne, le tastiere, i telefoni, le notifiche, i social per venirvi incontro?
(Fabrizio Caramagna)

Era più facile corteggiare quando le donne arrossivano per un complimento e non c’erano ancora i social.
(Fabrizio Caramagna)

Una volta non c’erano i social. E quando eri triste e malinconico, ti sedevi vicino al juke-box e mettevi dieci volte di seguito la stessa canzone.
(Fabrizio Caramagna)

E’ bello dialogare con Sant’Agostino, William Shakespeare, Thomas Mann, Marcel Proust, Jorge Luis Borges… Sanno più cose sul mondo di qualsiasi saccente e arrogante dei social.
(Fabrizio Caramagna)

Millenni di evoluzione per arrivare a scambiarsi cuoricini con sconosciuti sui social.
(Fabrizio Caramagna)

L’interesse che degenera nel disinteresse, il disinteresse che si rigenera nell’interesse e altri miseriosi giochini in quel mondo virtuale dove ci si frequenta senza essersi mai conosciuti davvero.
(Fabrizio Caramagna)

I giochi di prestigio sui social. Uno mette una monetina, tira la manopola e vede se l’altro finge interesse. Se sì, scrive due cose e poi sparisce.
(Fabrizio Caramagna)

La più potente macchina di intelligenza artificiale non riuscirebbe a prevedere tutte le stupididaggini che circolano sui social.
(Fabrizio Caramagna)

Quando uno dice una cosa intelligente sui social, sta facendo cyberbullismo nei confronti di milioni di imbecilli che non capiscono?
(Fabrizio Caramagna)

Sui social ci vorrebbe una risposta automatica che dica: “Grazie per il tuo commento. L’unico problema è che stiamo parlando di qualcos’altro”.
(Fabrizio Caramagna)

Tra le possibili tesi di laurea: “l’uso del pronome ‘qual è’ sul web e sui social, storia della tragedia di un apostrofo”.
(Fabrizio Caramagna)

Un social network è la madre di tutte le frustrazioni.
(Fabrizio Caramagna)

Sui social giriamo a vuoto in un labirinto di migliaia di alternative e possibilità, senza mai scegliere definitivamente qualcosa.
(Fabrizio Caramagna)

Se sui social inventassero un display in grado di elargire, anziche emoticon, carezze, abbracci e baci veri, quanti amori di poche ore, quanti tradimenti e quanta poligamia!
(Fabrizio Caramagna)

Come quando apri il frigo in cerca di qualcosa e poi richiudi senza prendere nulla. Ecco, sui social molti fanno così con le persone.
(Fabrizio Caramagna)

I media e i social allestiscono continuamente tribunali estetici, per giudicare l’attuale stato di bellezza del mondo.
Se i canoni di bellezza della Venere del Botticelli sono durati per secoli, oggi i canoni di bellezza vengono rimessi in discussione ogni giorno.
(Fabrizio Caramagna)

Sui social il Bello e il Brutto sono stati sostituiti dal Kitsch e dal Grottesco.
(Fabrizio Caramagna)

I martiri virtuali dei social. Quelli che vengono bloccati o defollowati senza nessuna ragione.
(Fabrizio Caramagna)

Sui social tutti sembrano credere di non avere o non fare la vita che meritano e si buttano sull’evento o sul luogo del momento per far vedere agli altri che una vita ce l’hanno.
(Fabrizio Caramagna)

Promesse elettorali di cambiamento
Bisogna riconoscere che il suo profilo social l’ha però rinnovato.
(Fabrizio Caramagna)

Esercitava mille piccoli mestieri: romanziere, poeta, novellista, drammaturgo, cronista, saggista, ma quello a cui doveva la sua fortuna era il mestiere di piazzista dei suoi libri sui social.
(Fabrizio Caramagna)

Questi poeti privi di scrupoli che a qualunque ora, su qualunque pagina social, postano le loro poesie sapendo che il camion della spazzatura passerà solo dopo qualche giorno a scaricarle nell’oblio.
(Fabrizio Caramagna)

Apparteniamo a un’altra epoca, noi, cresciuti sui libri sfogliati con pazienza e le ricerche in biblioteca a sfogliare enciclopedie e dizionari.
Oggi si ha fretta e si chiede subito ai motori di ricerca, a Wikipedia, ai forum, ai social media.
(Fabrizio Caramagna)

Quando parlo con una persone sui social, mi sembra che siamo due prigionieri che si scambiano appunti dalle rispettive celle.
(Fabrizio Caramagna)

E’ nei bagni, in palestra, nell’itinerario casa-scuola, sui social network che i bulli colpiscono. Nelle zone dove non ci sono gli adulti (genitori e insegnanti). Nella terra dove la responsabilità, la protezione e l’empatia si assentano un attimo.
(Fabrizio Caramagna)

Tra filtri, app di modifica facciale e pose inautentiche, i social sono il diario pubblico dove registriamo la scomparsa della nostra identità.
(Fabrizio Caramagna)

Lobotomia: intervento che consiste nel recidere le connessioni della corteccia cerebrale attraverso la visione della tv e l’uso prolungato dei social.
(Fabrizio Caramagna)

Con i social network abbiamo costruito macchine più grandi di noi, macchine di vanità, narcisismo, aggressività, macchine calibrate sull’esibizionismo, sul far sapere al mondo che esistiamo, sul bisogno di like e riconoscimenti, e ora non si è più in grado di fermarle.
(Fabrizio Caramagna)

Sui social ci siamo concentrati a tal punto sulle regole del gioco da dimenticare lo scopo del gioco e il fatto stesso che si tratta di un gioco.
(Fabrizio Caramagna)

Bisogna chiudere bene i social di notte, altrimenti scappano follower da tutte le parti.
(Fabrizio Caramagna)

Il purgatorio dei social è pieno di account di persone che hanno chiesto il bollino blu e aspettano da tempo di andare nel paradiso degli influencer.
(Fabrizio Caramagna)

Di tutto questo postare, followare, defolloware, commentare, andare dietro questo o quello, non ci resterà che la netta sensazione di aver perso tempo.
(Fabrizio Caramagna)

Pandemie. Guerre. Crisi economica. Disoccupazione. Global warming. Intossicazione da social. Questa è sicuramente la prima generazione nella storia in cui i figli i vivono peggio dei loro genitori.
(Fabrizio Caramagna)

Credo che l’argomento principale per non abbandonare i social network, anche se non ci piacciono, è che essi rappresentano una grande lista di contatti, come se fossero una moltiplicazione all’ennesima potenza della nostra agenda telefonica. Chi sta fuori è isolato, come se vivesse su un’isola deserta.
(Fabrizio Caramagna)

50 anni fa i cortili erano i nostri social e i muretti gli schermi da cui guardare il mondo e sognare.
(Fabrizio Caramagna)

Inventeranno un Social dei morti.
Anziché fiori, si porteranno notifiche sulla tomba.
(Fabrizio Caramagna)

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