Frasi e aforismi sulla virtualità

Frasi e aforismi sulla virtualità e il virtuale, scritti da Fabrizio Caramagna. Tra i temi correlati Frasi e aforismi sulla realtà, Frasi e aforismi sul telefono e lo smartphone, Frasi e aforismi sulla falsità e la finzione, Frasi e aforismi sui like e Frasi e aforismi sulle notifiche.

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Frasi e aforismi sulla virtualità

Viviamo in un mondo dove domina la virtualità, un mondo di maschere, apparenza e finzione.
Il grande scopo della vita è trovare di nuovo la realtà.
(Fabrizio Caramagna)

La vita non è fatta di immagini o messaggi virtuali.
E’ fatta di cose che hanno freddo o caldo, che hanno un odore, un sapore, una resistenza al contatto, e e soffrono e godono, e ridono e piangono.
(Fabrizio Caramagna)

Ma non vi viene mai voglia di posare ogni tanto le penne, le tastiere, i telefoni, le notifiche, i social per venirvi incontro?
(Fabrizio Caramagna)

Se mi rimane un desiderio, vorrei che tutte queste migliaia di parole che ci siamo scambiati in chat diventassero un giorno corpo.
(Fabrizio Caramagna)

Si comincia a leggere gli occhi dell’altro. Poi si continua parlando a voce alta o voce bassa. Poi si sorride e ci si tocca con un gesto. Si ha bisogno degli echi della materia per avere una risonanza dell’altro in sé, uno spazio dove la virtualità viene finalmente abolita.
(Fabrizio Caramagna)

Come siamo finiti a credere di vivere un amore dentro un telefono, senza sentirne il respiro, stringere un corpo, guardare insieme l’orizzonte?
(Fabrizio Caramagna)

Come quando apri il frigo in cerca di qualcosa e poi richiudi senza prendere nulla. Ecco, sui social molti fanno così con le persone.
(Fabrizio Caramagna)

Se sui social inventassero un display in grado di elargire, anziche emoticon, carezze, abbracci e baci veri, quanti amori di poche ore, quanti tradimenti e quanta poligamia!
(Fabrizio Caramagna)

Con i social abbiamo costruito macchine più grandi di noi, macchine di vanità, narcisismo, aggressività, macchine calibrate sull’esibizionismo, sul far sapere al mondo che esistiamo, sul bisogno di like e riconoscimenti, e ora non si è più in grado di fermarle.
(Fabrizio Caramagna)

Su whatsaspp c’è questo tentativo di mostrarsi veri da finestre grandi come francobolli.
(Fabrizio Caramagna)

E mentre tu sei lì, sospeso, attaccato a un display, in attesa di leggere parole che non sentirai mai sussurrate al tuo orecchio dalla voce della persona che te le scrive, la vita ti passa accanto. Quella che non sta dentro un telefono. Quella che vive di gesti e respiri e realtà.
(Fabrizio Caramagna)

Una vita spesa nell’attesa di una notifica o un messaggio da parte di uno che una vita ce l’ha, ma non è per te.
(Fabrizio Caramagna)

Trovate una persona che vi dedichi il suo tempo, non le sue notifiche.
(Fabrizio Caramagna)

I pensieri importanti devono essere consegnati di persona.
(Fabrizio Caramagna)

Ci facciamo esplodere il telefono di notifiche
e la vita reale di assenze.
(Fabrizio Caramagna)

Certe relazioni virtuali sono come l’amore delle elementari: ti innamori, ti fidanzi e lo sai solo tu.
(Fabrizio Caramagna)

La virtualità dei social offre un servizio completo.
Ci dà sia gli amici che i nemici immaginari.
(Fabrizio Caramagna)

Nella virtualità il lontano è vicino e il vicino lontano. Diventiamo sospettosi di chi possiamo guardare in faccia e fiduciosi fino all’ingenuità nei confronti di chi non abbiamo mai visto in vita nostra.
(Fabrizio Caramagna)

Sui social tutti sembrano credere di non avere o non fare la vita che meritano e si buttano sull’evento o sul luogo del momento per far vedere agli altri che una vita ce l’hanno.
(Fabrizio Caramagna)

Se solo la realtà la smettesse con questo vizio di ubriacarsi di irrealtà e virtualità.
(Fabrizio Caramagna)

L’interesse che degenera nel disinteresse, il disinteresse che si rigenera nell’interesse e altri miseriosi giochini in quel mondo virtuale dove ci si frequenta senza essersi mai conosciuti davvero.
(Fabrizio Caramagna)

Mi sono stancato di guardarti in fotografia
e di sentire il fruscio delle notifiche
anziché l’odore del tuo corpo.
E’ ora di vedersi nel reale,
di fare un doppio clic sulla nostra anima.
(Fabrizio Caramagna)

Potete fotografarvi in mille modi, da ogni angolatura, con ogni filtro e ritocco ed effetto di luce.
Ma il cuore – quando incontra un altro cuore – è l’unico apparecchio fotografico affidabile.
(Fabrizio Caramagna)

Prima si cercava la fama. Poi la gloria. Poi la celebrità. Poi la popolarità. Poi la notorietà. Poi la visibilità. Adesso si cercano i like e i retweets. Non si può certo parlare di progresso in questo campo.
(Fabrizio Caramagna)

E’ la magia di questa epoca: tutto esiste, ma niente è reale. Salvo i like, che sono reali però non esistono.
(Fabrizio Caramagna)

La virtualità è il falso diventato mondo.
(Fabrizio Caramagna)

Il meccanismo di approvazione e ricompensa tramite i like, i filtri che modificano i volti, la possibilità di postare cose non vissute, trasforma la nostra esistenza in una autofinzione. La recita della propria vita diventa la vita stessa, una vita dove l’obiettivo principale è come mettersi in posa nel miglior modo possibile.
(Fabrizio Caramagna)

L’obiettivo della società contemporanea non è quello di scoprire chi siamo, ma di rifiutare quello che siamo e costruire identità completamente nuove. I social sono perfetti per questo scopo.
(Fabrizio Caramagna)

I social sono il castello fatato dell’identità,
da dove si esce diversi rispetto a quando si è entrati,
ossia virtualmente migliori,
grazie alle foto piene di filtri
e al sussurro dei like di approvazione.
(Fabrizio Caramagna)

L’opposto del coraggio non è la viltà: è la virtualità.
(Fabrizio Caramagna)

In questo oceano di distrazioni, impulsi, segnali, flash, in questa rete di link, immagini e tasti che ci circonda, il momento di intimità e umanità che dedichiamo all’altro è sempre più breve. Siamo una generazione di distratti, di compulsivi della virtualità, che non sa più prendersi cura del prossimo.
(Fabrizio Caramagna)

Ho bisogno di cose antiche.
Scrivimi una lettera su un foglio di carta,
chiamami da una cabina telefonica,
citofonami sotto casa e sali da me ad ascoltare un disco di vinile,
dimmi “io per te ci sono”,
e quando avrò bisogno di te ci sarai veramente.
(Fabrizio Caramagna)

Ci scriviamo tra le luci basse di un display, senza mai toccarci, senza mai esserci davvero.
In un mondo di relazioni fondate su messaggi virtuali e note vocali usa e getta, io vorrei tornare a quando si stava fianco a fianco e ci si scriveva le frasi col dito sulla finestra e l’altro doveva indovinare.
(Fabrizio Caramagna)

Se avessi voluto interagire con tutti sarei nato chat.
(Fabrizio Caramagna)

Che account indossi oggi?
(Fabrizio Caramagna)

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