Frasi e aforismi sull’ospedale

Frasi e aforismi sull’ospedale, scritti da Fabrizio Caramagna. Tra i temi correlati Frasi e aforismi sui medici e la medicina, Frasi e aforismi sulla malattia e l’essere malati, Frasi e aforismi sull’ipocondria e Frasi e aforismi sulla salute.

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Frasi e aforismi sull’ospedale

Vai in ospedale e chiedi a un malato cosa farà appena guarirà… ascoltalo, se non ti innamori della vita, il malato sei tu.
(Fabrizio Caramagna)

In ospedale. Dove i corridoi sono così grandi, e le stanze sono così grandi, e tutto quello che non sappiamo è così grande.
(Fabrizio Caramagna)

In ospedale le braccia sono piene di flebo, e la pelle è un velo che sembra spezzarsi, e gli occhi sono grandi, come quelli delle bambole.
(Fabrizio Caramagna)

Andare in ospedale a visitare i malati comporta una discesa inesorabile negli inferni degli altri, mentre il nostro dorme, credendosi paradiso.
(Fabrizio Caramagna)

Tra le corsie d’ospedale lo stare male di chi amiamo, e noi che aspettiamo a casa con l’impotenza di chi ogni sera controlla il letto vuoto e non sa quando tornerà.
(Fabrizio Caramagna)

Il tempo che passa tra quando ti preparano per la sala operatoria e quando effettivamente ci entri, è lì che pensi al prodigio fragile della vita.
(Fabrizio Caramagna)

La luce in fondo al tunnel diventava sempre più visibile. Il rumore delle ruote della barella era sempre più forte. Chissà se era statat davvero una buona idea la decisione di farsi operare.
(Fabrizio Caramagna)

Sdraiato su una barella, mentre due barellieri ti portano verso l’ospedale, guardi il mondo che passa accanto a te. Non ti era mai successo di guardarlo da quell’angolo visuale. E non è proprio una bella vista.
(Fabrizio Caramagna)

Il letto d’ospedale in cui si trova il malato irradia turbamento, sgomento, disperazione.
(Fabrizio Caramagna)

In ospedale, davanti al letto di mio padre, le mie palpebre, il mio cervello, tutti i miei pori la più piccola delle mie cellule cercavano un modo per portarlo via di lì e salvarlo.
Ma è come se il mistero di quel corpo che stava per morire prendesse tutta la mia forza e la mia speranza e buttasse ogni cosa in un cassetto. Il cassetto dell’impossibilità.
E io mi sentivo piccolo, piccolissimo di fronto alla potenza della morte che lavorava quel corpo in modo silenzioso.
(Fabrizio Caramagna)

La pazienza delle sale di attesa dell’ospedale, che ogni giorno accolgono ansie, tormenti, paure e speranze e restano sempre lì, con le loro sedie scomode ma necessarie.
(Fabrizio Caramagna)

Nelle sale d’attesa o nelle corsie dell’ospedale si osservano realtà che rimuoviamo nella realtà di tutti i giorni, sovrastati dalle nostre abitudini e dalla nostra indifferenza.
(Fabrizio Caramagna)

Le sale d’attesa. Fatte di pazienza, di sguardi tra sconosciuti, di sbuffi e gesti vuoti ripetuti.
(Fabrizio Caramagna)

Un’ora nella sala d’attesa di un ospedale rende filosofi a livelli inverosimili.
(Fabrizio Caramagna)

Gli orologi dovrebbero avere un freno – come le biciclette – quando si è felici e un acceleratore quando si è in sala d’attesa.
(Fabrizio Fabrizio)

Il pronto soccorso non è un posto per pazienti.
(Fabrizio Caramagna)

I minuti, i gesti, le sofferenze, le speranze, in quel mondo parallelo che è un ospedale. E la vita che scorre su due binari diversi, quello dei malati e quello dei visitatori.
(Fabrizio Caramagna)

Nelle sale d’attesa del pronto soccorso impari che c’è sempre qualcuno (anzi tanti) che stanno peggio di te; che il dolore ti fa star male e devi sfogarti con gli altri; che l’egoismo fa male e la gentilezza allevia.
E che siamo vulnerabili e spaventati.
(Fabrizio Caramagna)

Basta una sola notte in pronto soccorso per sentirsi vulnerabile e indifeso
(Fabrizio Caramagna)

Moderni labirinti del dolore e dell’assurdo: Tac, ecografie, risonanze, scintigrafie.
(Fabrizio Caramagna)

Nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia, finché una brutta macchia non comparirà nella Tac.
(Fabrizio Caramagna)

Prima di postare la foto di qualcuno in ospedale o sul letto di morte pensaci. Anche sul perché vuoi postare.
(Fabrizio Caramagna)

Ai no vax vogliamo negare il respiratore. A chi beve troppo, il trapianto. A quello che ha spinto troppo sull’acceleratore e si è schiantato, la terapia intensiva. Ma l’ospedale si chiama pubblico perché è un luogo aperto a tutti.
(Fabrizio Caramagna)

È vero che il 99% dell’umanità è riuscito a sfuggire alla pandemia. È anche vero però che il sistema ospedaliero, essenziale per il 100% dell’umanità, è collassato.
(Fabrizio Caramagna)

Una società fallita scarica i suoi problemi sull’individuo: “paga le tasse e arrangiati come puoi con le spese mediche e i ricoveri ospedalieri”.
(Fabrizio Caramagna)

Le cose che si sentono anche se sei lontano.
Le campane della chiesa. Il fischio del treno. Le ambulanze. Un cane che abbaia. Gli aeroplani. I tuoni. Le persone che ti mancano.
(Fabrizio Caramagna)

Vorrei fare un’ecografia di una decisione quando non è ancora del tutto presa.
(Fabrizio Caramagna)

La radiografia dell’angelo è trasparente.
(Fabrizio Caramagna)

Moriremo in interminabili e labirintici corridoi di ospedale mentre dall’altro lato dell’universo nascerà un nuovo ammasso di stelle.
(Fabrizio Caramagna)

Non mi importa essere etichettato. Purché non appendano l’etichetta sull’alluce, inerte su una barella.
(Fabrizio Caramagna)

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