Frasi e aforismi sull’aforisma

L’aforisma, che tutto definisce, non ama farsi definire. L’aforisma sull’aforisma è un aforisma al quadrato, uno sforzo titanico di inquadrare una particella che sfugge all’osservazione. Quasi ogni autore di aforismi ha provato a dare la sua definizione di aforisma, come un novello Sisifo che ogni volta viene respinto da ciò che è indefinibile.

Presento una raccolta di Frasi e aforismi sull’aforisma, scritti da Fabrizio Caramagna. Tra i temi correlati Frasi e aforismi sulla poesia, Frasi e aforismi sulla letteratura e Frasi e aforismi sullo scrivere e la scrittura.

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Frasi e aforismi sull’aforisma

L’aforisma è un frammento che ha nostalgia dell’unità perduta e cerca di riconnettersi al tutto.
(Fabrizio Caramagna)

L’aforisma perfetto è la parola di un vecchio saggio filtrata dagli occhi pieni di stupore di un bambino.
(Fabrizio Caramagna)

L’aforisma è solo una mollica di pane sul tavolo della verità, una briciola del linguaggio, eppure quanto nutrimento riesce a dare.
(Fabrizio Caramagna)

L’aforisma: l’implosione delle parole, l’esplosione del senso.
(Fabrizio Caramagna)

L’aforisma è il granello di sale rimasto dopo l’evaporazione dell’oceano.
(Fabrizio Caramagna)

Il termine frammento sembra indicare che ci è rimasto solo un pezzo di un’opera perduta quando invece si tratta del germe di un’opera possibile.
(Fabrizio Caramagna)

In un’epoca di megalomania e di spreco, la brevità dell’aforisma ci insegna a farci più piccoli, a dosare le parole, a essere consapevoli dei limiti
(Fabrizio Caramagna)

Il racconto, per quanto lungo sia, è limitato. L’aforisma, per quanto breve sia, è infinito.
(Fabrizio Caramagna)

Mentre scrivo, i miei pensieri, come pinze, si inclinano sul vaso della pagina e tagliano tutte le parole inutili e secche.
(Fabrizio Caramagna)

L’aforista è come il coltivatore di gelso: dalla leggerezza del filo di seta misura il peso del suo patrimonio.
(Fabrizio Caramagna)

L’occhio legge il romanzo, il battito di ciglia legge gli aforismi.
(Fabrizio Caramagna)

Chi scrive aforismi non cerca la massa di parole. Ma il peso specifico.
(Fabrizio Caramagna)

Nella creazione di un aforisma, migliaia di pensieri sono occupati a crearne uno.
(Fabrizio Caramagna)

L’aforisma. La verità con le gambe all’aria.
(Fabrizio Caramagna)

Bisogna iniziare un aforisma in posizione eretta. Per poi concluderlo con una capriola.
(Fabrizio Caramagna)

Scrivere aforismi significa condurre le parole contromano, lasciandole sovente in divieto di sosta.
(Fabrizio Caramagna)

L’aforisma tende tutti gli elastici dei paradossi.
(Fabrizio Caramagna)

La riga dritta dell’aforisma mette di traverso il mondo.
(Fabrizio Caramagna)

In un aforisma pensare è un attentato contro ciò che abitualmente si intende per pensare.
(Fabrizio Caramagna)

Un aforisma è in pericolo se il pericolo abbandona l’aforisma.
(Fabrizio Caramagna)

Dire troppo e dirlo in modo banale: i miei due spaventapasseri.
(Fabrizio Caramagna)

Ci sono aforisti a cui bisogna almeno riconoscere un merito: riescono a scrivere aforismi così banali che neppure la banalità riuscirebbe a far meglio.
(Fabrizio Caramagna)

L’aforisma è il mancato appuntamento con l’ovvio e l’incontro segreto con la meraviglia.
(Fabrizio Caramagna)

L’aforisma è l’infinitamente piccolo, ma basta una virgola di troppo a renderlo obeso.
(Fabrizio Caramagna)

Scrivere un buon aforisma è difficile, ma è molto più facile che scrivere un aforisma necessario.
(Fabrizio Caramagna)

La differenza tra un buon aforisma e uno mediocre, per quanto abissale, è minima. Come tra il vincitore dei 100 metri piani e i restanti corridori.
(Fabrizio Caramagna)

L’aforisma: si scrive con le forbici, si legge con le pinze.
(Fabrizio Caramagna)

L’aforisma è usare più verità del necessario e meno parole del dovuto.
(Fabrizio Caramagna)

Rispetto ad altri generi letterari, in un aforisma la maggior parte delle correzioni si risolvono in cancellazioni
(Fabrizio Caramagna)

Il nido dell’aforisma si fa togliendo rami, non aggiungendoli.
(Fabrizio Caramagna)

Sarei capace di complicare tutta la mia vita pur di semplificare un aforisma.
(Fabrizio Caramagna)

L’aforisma è una piccola nota in fondo alla pagina, ma sa che tutte le pagine del libro non fanno altro che rinviare a questa nota.
(Fabrizio Caramagna)

Un romanzo si può ridurre a una massima. Noi viviamo di aforismi senza saperlo.
(Fabrizio Caramagna)

L’aforisma compensa in altezza ciò che gli manca in lunghezza.
(Fabrizio Caramagna)

L’aforisma è una pietra preziosa che fa dimenticare che è solo un frammento.
(Fabrizio Caramagna)

L’aforisma rimbalza sull’acqua come una pietra,
arriva anche a nove, dieci saltelli di parole.
Poi, dopo aver illuminato con il suo sfolgorio la quieta superficie,
torna nel buio, nella profondità da cui è venuto.
(Fabrizio Caramagna)

Scrivere aforismi è prendere dei vocaboli, ordinarli secondo una simmetria, dar loro un tessuto e una trama. Che sia della taglia più piccola, possibilmente.
(Fabrizio Caramagna)

Quando scrivi, non sai mai come finirà un aforisma. Magari volevi conquistare le Indie e finisci per raggiungere l’America.
(Fabrizio Caramagna)

Il mio aforisma ha senso, ma dentro un giardino di citazioni non ha quel senso.
(Fabrizio Caramagna)

L’aforisma è un uccello che vola di proverbio in proverbio alla ricerca del primo proverbio del mondo.
(Fabrizio Caramagna)

L’aforisma è una moneta caduta da una tasca di Dio.
(Fabrizio Caramagna)

Due parole malamente unite in un aforisma fanno male come due vertebre schiacciate.
(Fabrizio Caramagna)

Scrivere un buon aforisma comporta l’immediata eliminazione di quei due o tre aforismi che fino a quel momento parevano degni di lettura.
(Fabrizio Caramagna)

Scrivere aforismi è più mettere le parole alla porta che accoglierle.
(Fabrizio Caramagna)

Saper scrivere è osare proscrivere le parole e le immagini inutili. Lo stile è ricco di ciò che elimina.
(Fabrizio Caramagna)

L’aforisma non ha bisogno di un personaggio e di una trama. E spesso non ha bisogno di un autore. Infatti va in giro in forma anonima.
(Fabrizio Caramagna)

L’autentica sfida dell’aforista è far capire che per scrivere poche parole occorrono mesi.
(Fabrizio Caramagna)

Passata un’ora, un aforisma è un’altra cosa: poco o nulla rispetto al momento della creazione, quando nella sua euforia magica prometteva di essere un capolavoro. Il bravo aforista lo sa, e ci lavora sopra con modifiche, aggiunte e cancellazioni.
(Fabrizio Caramagna)

L’aforisma è un signore molto occupato, poiché ci sono aforisti dappertutto che scrivono frasi spesso banali. Bisogna aspettarlo, non gridargli addosso o strattonarlo. Non è questione di ispirazione improvvisa, ma di lunghe letture, di allenamento al respiro breve, di ascolto della propria voce interiore, di innumerevoli cancellature e correzioni, di pazienza, meditazione e introspezione. Quando si trova il proprio respiro e il proprio stile, il signore molto occupato arriva.
(Fabrizio Caramagna)

Osservando la sua brevità, i lettori pensano che l’aforisma passi veloce dall’embrione al pulcino senza che l’uovo venga covato.
Ma solo chi scrive aforismi conosce i progressi segreti della lentezza, e sa che ci sono frasi che per nascere richiedono mesi e mesi di covata.
(Fabrizio Caramagna)

Anche nei cattivi libri di aforismi, e soprattutto nei peggiori, c’è sempre un buon aforisma a cui aggrapparsi per non affogare nella banalità. Da quello dovrebbe ripartire l’autore inesperto per migliorare la sua scrittura. Invece costui preferisce difendere e attaccarsi agli altri aforismi, pietre pesanti e ciottoli spigolosi che lo tirano giù nel vortice della mediocrità.
(Fabrizio Caramagna)

Beati gli aforisti di altri tempi. Faticavano la metà e l’applauso era garantito quando scrivevano aforismi come “La fortuna aiuta gli audaci” o “Se vuoi essere amato, ama”.
(Fabrizio Caramagna)

L’aforista sa che ogni proverbio su Dio ha almeno cento angeli dissidenti.
(Fabrizio Caramagna)

Il romanzo si prende troppo tempo. La poesia arriva sempre prima o sempre dopo. Solo l’aforisma conosce la precisione della puntualità.
(Fabrizio Caramagna)

Che l’aforisma serva da alibi a quelli che non sanno scrivere cose più lunghe, lo dicono quelli che, per timore reverenziale, non osano scrivere frasi brevi.
(Fabrizio Caramagna)

Il poeta sogna di far giungere la parola a un livello tale di perfezione da fargli perdere per sempre il suo senso. L’aforista sogna di far giungere il senso a un livello tale di perfezione da fargli perdere per sempre la parola.
(Fabrizio Caramagna)

Ogni risposta è la sottrazione di una lettera a una frase misteriosa e lunghissima. Chissà quante sottrazioni restano ancora da fare perché la frase si semplifichi e appaia davanti a noi la rivelazione.
(Fabrizio Caramagna)

Sedotti dallo splendore dei frutti non pensiamo mai a quella zolla di terra umile, oscura, lontana da ogni sguardo, da cui provengono questi frutti. Così, molti di quelli che citano frasi e aforismi non si chiedono mai chi è l’autore che li scrive.
(Fabrizio Caramagna)

A furia di citare gli autori senza leggere i libri, presto Brecht sarà conosciuto soltanto come quello del “ci eravamo seduti dalla parte del torto”.
(Fabrizio Caramagna)

Non amo il veleno di quegli aforismi che portano alla paralisi delle emozioni.
(Fabrizio Caramagna)

Se usassi un po’ più di sarcasmo e veleno, potrei scrivere aforismi migliori, ma non sarebbero più miei.
(Fabrizio Caramagna)

I miei aforismi arrivano da un prato di margherite e si mostrano come dei lampi. Sono un regalo dell’invisibile al visibile. Se li cerco, li perdo. Se li chiamo, si nascondono. Loro semplicemente arrivano, e io li accolgo.
(Fabrizio Caramagna)

Non c’è nessuna morale nei miei aforismi.
Solo un angelo che talora arriva leggero dal fondo di un giardino
con i suoi abiti da bambino
e si mette a giocare con il tramonto, l’incanto e la paura.
(Fabrizio Caramagna)

In tutti gli aforismi che scrivo c’è sempre un coautore: un cormorano che ha rubato l’equatore, una stella con il becco di un’aquila, il crepuscolo dalle labbra calde, una cattedrale sottomarina, il mese di aprile che regna durante l’autunno, una mongolfiera che si è addormentata nel mio letto, una principessa in esilio il cui unico suddito è una libellula.
(Fabrizio Caramagna)

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