Frasi e aforismi sulle ginocchia

Frasi e aforismi sulle ginocchia e il ginocchio, scritto da Fabrizio Caramagna. Tra i temi correlati Frasi e aforismi sulle gambe, Frasi e aforismi sui piedi, Frasi e aforismi sulla preghiera e Frasi e aforismi sull’umiltà.

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Frasi e aforismi sulle ginocchia e il ginocchio

Mi piacciono quelle ragazze che possono mettere in ginocchio il mondo, ma poi preferiscono restare sdraiate sul mio grembo tutto il giorno a parlare di filosofia e musica e di quanta luce fanno i desideri nelle giornate di vento.
(Fabrizio Caramagna)

Ho incontrato la delusione, con quelle lunghe braccia a stringere le ginocchia e gli occhi persi nel vuoto…
(Fabrizio Caramagna)

Occhi al cielo, mani che stringono le ginocchia, siamo tutti sopravvissuti a qualcosa. Per fortuna c’è sempre un vento che passa e porta via ciò che ci ha fatto più male.
(Fabrizio Caramagna)

Tra tutte le parti del corpo sono le ginocchia quelle che conoscono meglio la fragilità e l’umiltà. Quelle che si flettono e si appoggiano a ciò che sta in basso.
(Fabrizio Caramagna)

Credo che anche Dio un giorno si sia inginocchiato davanti alla musica di Bach, riconoscendola più divina che lui.
(Fabrizio Caramagna)

La piccolezza che si inginocchia di fronte al potere, qualsiasi tipo di potere. Le persone potenti esistono solo perché c’è qualcuno che si fa piccolo di fronte a loro.
(Fabrizio Caramagna)

Per mettere in ginocchio la cieca, pomposa, tronfia arroganza, basta un solo timido fuscello di nulla.
(Fabrizio Caramagna)

Quando stai per crollare,
guarda quel piccolo fiore nel prato: mette il sole in ginocchio ogni sera.
(Fabrizio Caramagna)

E dimmi:
tu cosa fai quando potresti ma non vuoi, quando vorresti ma non sai se puoi?
Mi inginocchio come un filo d’erba, scorro dentro me stesso come un fiume. Aspetto.
(Fabrizio Caramagna)

Rivoglio i miei pantaloni corti, le ginocchia sbucciate, mia nonna che mi chiama per cena e un vicolo che ancora sappia essere il centro del mondo.
(Fabrizio Caramagna)

Quei pomeriggi in cui hai nostalgia delle ginocchia sbucciate, dei sorrisi di un folletto e di un orizzonte infinito.
Quei pomeriggi in cui capisci che non devi mai smettere di giocare.
(Fabrizio Caramagna)

E mentre giocava con i trifogli del prato, sporcandosi, soddisfatto, le ginocchia, la realtà gli sembrò in pace e straordinariamente luminosa.
(Fabrizio Caramagna)

Vogliamo parlare di bambini viziati?
Io sono della generazione di quelli che, quando ti sbucciavi le ginocchia, a casa ti aspettava il resto.
(Fabrizio Caramagna)

Come ci si innamora? Si casca, si inciampa…?
Si perde l’equilibrio e si cade sul marciapiede,
sbucciandosi le ginocchia e il cuore?
O si vola verso l’alto, dicendo addio alle vecchie abitudini, ai vecchi gesti, ai vecchi spazi?
Migrando da un pianeta all’altro, da una galassia all’altra?
(Fabrizio Caramagna)

Oggi non farei nulla, ascolterei solo questo mare d’inverno, seduto con le ginocchia strette nelle braccia, il mento appoggiato e un sorriso riconciliato.
(Fabrizio Caramagna)

Scrivo le mie poesie
sulle ginocchia dell’infinito.
(Fabrizio Caramagna)

Il mio senso di nostalgia resterà sulle mie ginocchia come un gatto per un po’.
(Fabrizio Caramagna)

Oggi la mia disperazione è così.
In ginocchio
in un giardino d’inverno
scavando freneticamente nel ghiaccio
per cercare antiche promesse.
(Fabrizio Caramagna)

La moda. Il pantalone strappato all’altezza del ginocchio disegna un “occhio senza pupilla” che si apre e si chiude a ogni passo.
(Fabrizio Caramagna)

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