Frasi e aforismi sui sassi e le pietre

Frasi e aforismi sui sassi e le pietre, scritti da Fabrizio Caramagna. Tra i temi correlati Frasi e aforismi sulla montagna, Frasi e aforismi sul muschio e i licheni e Frasi e aforismi sull’eternità.

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Frasi e aforismi sui sassi e le pietre

Le pietre respirano. Una volta ogni mille anni e la nostra vita è troppo breve per accorgersene
(Fabrizio Caramagna)

La pietra lanciata in aria, a volte si trattiene, resta sospesa un istante e poi continua il suo volo.
(Fabrizio Caramagna)

La pietra messa qui nello spazio dalla mano di un altro.
Superstite di quale movimento?
(Fabrizio Caramagna)

Se sollevi una pietra,
sotto l’eternità lascia trapelare un po’ del suo segreto.
(Fabrizio Caramagna)

La pietra ha la testa nell’eternità e le braccia nel silenzio.
(Fabrizio Caramagna)

La pietra si è ritirata nella stanza dell’eternità. Come un santo parla solo con il silenzio.
(Fabrizio Caramagna)

Era una pietra comune, la tipica pietra arrotondata costruita con il tempo e la pazienza. Saggia, imperturbabile. Comodamente sistemata da migliaia di anni vicino a una roccia di montagna. A guardare senza nessun fremito il precipizio.
(Fabrizio Caramagna)

E se gli esseri più intelligenti in natura fossero le pietre? Si sono evoluti per non sentire. Se non conoscono i piaceri, non sanno nulla nemmeno della sofferenza.
(Fabrizio Caramagna)

Buon Dio,
salvami dal tempo e dall’effimero,
insegnami la serenità delle pietre.
(Fabrizio Caramagna)

Gli uccelli e gli insetti parlano, i fiori e gli alberi parlano, ma forse i sassi possiedono una loquacità ancora maggiore. Non ci sono figure che non conoscano o non possano evocare con le loro forme, da una stella a un cuore, da un gioiello a un mostro.
(Fabrizio Caramagna)

C’è ancora più silenzio sulla cime, dove le pietre ti fissano e ti chiedono chi sei e se riconosci la loro pace.
(Fabrizio Caramagna)

A volte mi sento come un sasso scagliato che rimbalza sull’acqua, convinto di saper volare e inconsapevole che prima o poi dovrà inabissarsi.
(Fabrizio Caramagna)

Il primo duro sasso dovette stupirsi di fronte al filo d’erba flessibile.
(Fabrizio Caramagna)

Una pietra messa qui nello spazio dalla mano di un altro. Superstite di quale movimento?
(Fabrizio Caramagna)

Questa passiva vitalità.
Come un sasso, fermo nell’immobilità, che subisce il profumo dei gelsomini.
(Fabrizio Caramagna)

Trovo sulla spiaggia una pietra liscia e colorata.
Penso agli anni, ai secoli, ai millenni che ci sono voluti per darle quella forma che mi ha permesso di scoprirla.
Sta sulla mia mano con una posa severa. Dentro deve esserci ancora la vibrazione delle onde e delle correnti del mare.
Ma io non sento nulla. La poso per terra. Forse appena me ne andrò, parlerà di me – non vista – con le altre pietre delle spiaggia. Chissà cosa racconterà.
(Fabrizio Caramagna)

Quella pietra a cui stai dando un calcio adesso, sopravviverà ancora per secoli, mentre l’uomo sarà estinto e nessuno si ricorderà di Omero e Leonardo da Vinci.
(Fabrizio Caramagna)

Quella pietra era l’oggetto più eremita del mondo. Era in cima a una montagna, in un posto non raggiungibile, e non aveva mai incontrato nessun uomo in milioni di anni.
(Fabrizio Caramagna)

La pietra calda per il sole ci mette molto tempo nella notte a raffreddarsi. Così certi sentimenti, quando veniamo lasciati.
(Fabrizio Caramagna)

Se potessi entrare per qualche istante nel regno minerale. Mi vestirei con sobrietà al matrimonio delle pietre, scivolerei dentro la clessidra insieme ai granelli di sabbia, imparerei dalla roccia a stare imperturbabile sotto il sole e la pioggia, ammirerei la luce del diamante. Ma una cosa vorrei fare più di tutte: incontrare la grafite e chiederle quali sono le parole più belle che sono passate sotto la sua matita.
(Fabrizio Caramagna)

Quante sentimenti nel mondo minerale.
La tenacia della roccia, la pazienza della stalattite, la trasparenza del cristallo, l’esultanza del quarzo.
(Fabrizio Caramagna)

Tutte le rovine sono belle da guardare. Forse perché il mistero si è messo al posto della pietra, e adesso la pietra si sente qualcosa più della pietra. Si sente storia e leggenda.
(Fabrizio Caramagna)

Con le facce il mare fa il contrario di quello che fa con i ciottoli. Liscia i ciottoli, rende rugose le facce.
(Fabrizio Caramagna)

Quando si va in montagna si diventa teologi del vento, delle foglie, del cielo.
In ogni pietra si riconosce la stessa venatura di luce di cui è fatto l’universo.
(Fabrizio Caramagna)

Chissà.
Forse sei come quei bambini silenziosi che lanciano le pietre nel pozzo,
e non si chiedono se lo schianto faccia soffrire qualcuno là in basso.
(Fabrizio Caramagna)

Prova a lanciare il sasso in un lago: farà dei degli ampi e armonici cerchi per degli istanti indefiniti.
Lancialo adesso in un pozzo: cercherà invano di descrivere un cerchio, sbattendo contro le pareti.
Così è l’impotenza e la frustrazione di chi, pur potendo fare cose meravigliose, si trova limitato da dei confini.
(Fabrizio Caramagna)

Far saltare i sassolini sulla superficie dell’acqua è un po’ come imparare a scrivere: è lo stile che fa andare lontano o fa precipitare tutto sul fondo.
(Fabrizio Caramagna)

Veniamo da un embrione più piccolo di un unghia, e viviamo su una pietra sparsa tra miliardi di altre pietre nell’universo. Tuttavia, dentro di noi c’è un piccolo frammento chiamato anima, che si fa domande, e quando la notte contempliamo l’universo sappiamo che esso, per esistere, ha bisogno del nostro sguardo.
(Fabrizio Caramagna)

Certi sassi, indispettiti, ti negano il terzo rimbalzo e cadono a fondo senza neanche fare un cerchio nell’acqua.
(Fabrizio Caramagna)

L’errore è di pensare che una pietra si fermi per sempre su una pietra. Ma ogni tanto una pietra si stufa dell’immobilità e cerca il movimento. E allora frana.
(Fabrizio Caramagna)

Un povero sasso aspetta vicino alla porta del museo di geologia ma nessuno lo fa entrare.
(Fabrizio Caramagna)

La pazienza della pietra, che lasciata rotolare in basso, ogni volta aspetta Sisifo.
(Fabrizio Caramagna)

I sassolini nella scarpa hanno una vita propria e spesso crescono fino a diventare rocce e ostacoli insormontabili.
(Fabrizio Caramagna)

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